Se accetti quella richiesta di pagamento, paghi tu
La Polizia Postale segnala un'ondata di richieste di pagamento truffa su BANCOMAT Pay e app simili. Il problema non è un virus: è che a confermare sei tu, e per la banca quel pagamento risulta autorizzato.
Arriva una notifica sul telefono. È un'app di pagamento — quella che usi per dividere la cena o mandare venti euro a tuo nipote. Dice che qualcuno ti ha inviato una richiesta di pagamento. C'è un nome che non ti dice niente, una cifra e un pulsante per confermare. Tu sei in fila alla cassa, hai una mano occupata, e confermare costa un tocco e un'impronta.
Un secondo dopo i soldi sono partiti. E non è come quando ti clonano la carta.
Cosa sta succedendo
La Polizia Postale ha lanciato l'allarme ad agosto: numerose segnalazioni di richieste di pagamento inviate tramite BANCOMAT Pay e altri servizi analoghi collegati al numero di telefono. Non c'è nessun virus e nessun account violato. I truffatori usano l'app esattamente come è fatta per funzionare: chiedono soldi.
Il meccanismo è quello dei grandi numeri. Mandano la richiesta a moltissime persone e scommettono che una piccola percentuale — per fretta, per distrazione, perché stava facendo altro — la autorizzi senza guardare chi c'è dall'altra parte. Non serve che abbocchino tutti. Ne basta un pugno.
Spesso la richiesta contiene un elemento di pressione: una scadenza, un tono urgente, un motivo che sembra plausibile. Serve a farti saltare il controllo.
Il punto scomodo, quello che quasi nessuno ti dice
Qui sta la differenza rispetto alla carta rubata, ed è una differenza che vale soldi veri.
Quando un'operazione non è autorizzata da te — carta sottratta, credenziali rubate — la legge è dalla tua parte: il decreto legislativo 11 del 2010 obbliga la banca a rimborsarti, entro il giorno lavorativo successivo, e tocca alla banca dimostrare che l'operazione l'avevi autorizzata tu.
Ma se il tocco l'hai dato tu, con il tuo PIN o la tua impronta, tecnicamente quell'operazione è autorizzata. Anche se sei stato ingannato. In quel caso la banca non è tenuta a restituirti niente in base a quella norma. Gli avvocati che seguono queste cause dicono che si può contestare lo stesso, provando a far valere altre responsabilità dell'intermediario, ma il punto di partenza è sfavorevole ed è una strada lunga.
Tradotto: su questa truffa la difesa vera sta prima del tocco, non dopo.
Cosa fare quando arriva una richiesta
Se hai già confermato
Una cosa che puoi fare stasera
Apri l'app di pagamento che hai sul telefono e guarda con calma come si presenta una richiesta in arrivo: dove compare il nome di chi chiede, dove l'importo, dov'è il pulsante che rifiuta. Trenta secondi adesso valgono più di qualsiasi consiglio nel momento in cui la notifica arriva davvero, mentre stai facendo altro.
In una riga
Le richieste di pagamento via app sono diventate uno strumento di truffa perché bastano un tocco e una distrazione. E siccome quel tocco lo dai tu, il rimborso non è affatto scontato: l'unico momento in cui sei davvero protetto è prima di confermare.
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