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La PEC è certificata, ma chi la manda no

Una banca ha consegnato i documenti di centinaia di clienti a dei truffatori. Le richieste arrivavano da una vera PEC della Prefettura. Ecco cosa certifica davvero la posta certificata, e cosa no.

12 ottobre 2026 4 minuti di lettura

Ti arriva una PEC. Dice che hai una fattura non pagata e che devi rispondere subito. In allegato c'è un file compresso con il dettaglio. È posta certificata, quindi pensi che sia una cosa seria.

È proprio su questo pensiero che contano i truffatori.

Il caso che ha fatto scuola

A metà settembre si è saputo che Revolut, la banca online usata anche da molti italiani, ha consegnato a dei criminali i dati di circa 680 clienti. La cifra è quella stimata dal Financial Times. Hanno avuto documenti d'identità, i selfie usati per il riconoscimento, IBAN, estratti conto e movimenti, compresi quelli in criptovalute.

Le richieste sembravano arrivare dalle forze dell'ordine italiane, come se fossero indagini in corso. Partivano da una casella PEC vera, riconducibile alla Prefettura di Reggio Calabria. I truffatori non avevano inventato un indirizzo simile: erano entrati nella casella autentica. Le richieste sono andate avanti per circa cinque mesi. Poi Revolut ha avuto dei dubbi e ha chiesto direttamente all'ente, che ha negato di averle mandate. La Polizia Postale sta indagando.

Se ci è cascata una banca, con un ufficio dedicato a queste richieste, il punto non è la distrazione di qualcuno. Il punto è un equivoco su cosa sia la PEC.

Cosa certifica davvero la PEC

La PEC certifica che un messaggio è partito da una certa casella ed è arrivato nella tua, intatto, in un certo momento. Per questo vale come una raccomandata.

Non certifica chi c'era davanti alla tastiera. Se qualcuno ruba la password di una casella PEC, può scrivere da lì. I suoi messaggi saranno "certificati" esattamente come quelli del titolare.

Il CERT-AgID è la struttura pubblica che segue gli attacchi informatici in Italia. Da gennaio a metà giugno 2026 ha gestito oltre 650 casi di caselle PEC rubate o aperte apposta per truffare. È più di sei volte il totale di tutto il 2025. E il sistema della PEC non è stato "bucato": secondo il CERT-AgID, i truffatori entrano con password rubate altrove, che i titolari usavano anche per altri servizi.

Cosa sta arrivando adesso

La sera del 23 settembre, intorno alle 21:50, il CERT-AgID ha visto partire una nuova ondata. Erano falsi solleciti di pagamento inviati da caselle PEC vere, con oggetti come "fattura non pagata" o "sollecito di pagamento per fattura scaduta".

In allegato c'era un file compresso (ZIP). Dentro c'era una pagina che, una volta aperta, installava sul computer un programma malevolo chiamato MintsLoader. Il suo compito è aprire la porta ad altri programmi dannosi.

Anche la Polizia Postale ha diffuso un avviso sulle PEC truffa. Le riconosci da tre cose:

  • parlano di fatture scadute, ritardi o irregolarità amministrative
  • hanno toni perentori: "azione immediata richiesta", "ultima comunicazione", "scadenza imminente"
  • contengono link o allegati che portano a siti o documenti non ufficiali
  • Cosa fare quando ne ricevi una

  • Guarda l'indirizzo PEC completo, non solo il nome che compare. Ma ricorda che non basta: nel caso Revolut l'indirizzo era quello giusto.
  • Non aprire allegati compressi (ZIP) o pagine web allegate che non aspettavi.
  • Non cliccare sui link del messaggio.
  • Se si parla di soldi o scadenze, contatta l'ente o l'azienda con i recapiti del loro sito ufficiale. Non usare quelli scritti nella PEC.
  • Cosa fare per la tua casella

    Se hai una PEC, è anche una porta d'ingresso per chi vuole scrivere a nome tuo.

  • Usa una password che non usi da nessun'altra parte. È il modo in cui entrano quasi tutti.
  • Se il tuo gestore offre la verifica in due passaggi, cioè un codice in più che arriva sul telefono, attivala.
  • Aprila ogni tanto, anche se la usi poco. Una casella abbandonata è quella in cui nessuno si accorge degli accessi strani.
  • C'è un lato scomodo da ammettere: nessuna di queste precauzioni ti protegge se a essere rubata è la casella di qualcun altro. Lì l'unica difesa è non fidarsi del bollino. Un messaggio che ti chiede soldi, dati o di aprire un allegato va verificato per un'altra strada, anche se è certificato.

    In una riga

    La PEC garantisce che un messaggio è arrivato, non che chi l'ha scritto sia chi dice di essere. Se ti chiede soldi, documenti o di aprire un allegato, verifica con una telefonata o sul sito ufficiale prima di fare qualsiasi cosa.

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