I dati della tua auto sono tuoi: come chiederli
Da un anno una legge europea ti dà il diritto di farti consegnare i dati che la tua auto, la caldaia o il frigo smart raccolgono su di te. Il 12 settembre scatta un pezzo in più — ma non quello che vi stanno raccontando.
Si accende la spia del motore. Vai dal meccanico sotto casa, quello di cui ti fidi da vent'anni. Lui attacca lo strumento, guarda, e ti dice che l'auto gli risponde a metà. I dati veri — quelli che il costruttore raccoglie dal primo giorno — li vede solo l'officina ufficiale. Il preventivo lì costa il doppio.
Da un anno esiste una legge europea che dice che quei dati sono anche tuoi. Si chiama Data Act. Quasi nessuno lo sa, e sabato 12 settembre scatta un pezzo in più.
Cosa dice la legge, senza avvocati
È il regolamento europeo 2023/2854, applicabile dal 12 settembre 2025. In una frase: se un oggetto raccoglie dati mentre tu lo usi, quei dati puoi farteli dare. Gratis. In un formato che si legge. E puoi dire all'azienda di girarli a qualcun altro che scegli tu.
"Oggetto" qui vuol dire prodotto connesso: l'auto, la caldaia intelligente, il condizionatore, la lavatrice smart, lo smartwatch, l'impianto fotovoltaico, il trattore. Non è roba solo da aziende. È la maggior parte delle cose costose che hai comprato negli ultimi cinque anni.
Cosa cambia davvero il 12 settembre
Meno di quello che leggerai in giro. Il diritto di chiedere i dati c'è già da un anno esatto. Quello che scatta sabato riguarda un articolo specifico, il numero 3: i prodotti connessi immessi sul mercato dopo il 12 settembre 2026 devono essere progettati in modo che i dati siano accessibili direttamente, senza doverli chiedere a nessuno.
Tradotto: l'auto che hai comprato nel 2022 sabato mattina non cambia di una virgola. Quella che comprerai l'anno prossimo dovrebbe avere il dato già a portata di mano. Chi titola "dal 12 settembre i dispositivi devono aprire i dati" sta accorciando un po' troppo.
La buona notizia è l'altra: per l'auto del 2022 il diritto lo hai comunque, da settembre scorso. Devi solo esercitarlo.
A cosa serve, concretamente
Cosa non ti daranno
Qui viene la parte scomoda, e va detta. Hai diritto ai dati grezzi: quello che il sensore ha registrato. Non hai diritto alle elaborazioni del costruttore — punteggi, previsioni, stime prodotte dai loro algoritmi. Quelle restano un loro servizio, spesso a pagamento. In alcuni casi l'azienda può anche opporre il segreto commerciale.
E c'è un punto su cui le interpretazioni non coincidono: se smartphone e televisori rientrino o no. Alcune letture li mettono dentro, altre si appoggiano alla definizione di legge, che esclude i prodotti la cui funzione principale è trattare dati per conto di altri. Su quelli, per ora, non darei niente per scontato.
Come si chiede, in pratica
1. Parti dal sito del costruttore e cerca "Data Act". Diversi marchi auto hanno già la loro pagina sui diritti relativi ai dati del veicolo — Citroën, per dirne una, ce l'ha pubblicata.
2. Tieni a portata il numero che identifica l'oggetto: targa e numero di telaio per l'auto, numero di serie per un elettrodomestico.
3. Chiedi anche i metadati, cioè le informazioni per capire il file. La legge dice che i dati vanno consegnati con quello che serve a interpretarli, non come un tabellone di numeri muti.
4. Se ti servono per l'officina, la richiesta può farla direttamente l'officina, con la tua autorizzazione. Chiediglielo: è la strada più corta.
5. Se ti chiedono soldi per riceverli, stanno sbagliando. Per l'utente l'accesso è gratuito.
Una richiesta del genere, oggi, molte aziende non se l'aspettano ancora. Aspettati tempi lunghi e un primo "non è previsto" da un call center. Insisti citando il regolamento: il diritto esiste da un anno, non da sabato.
In una riga
Dal 12 settembre 2026 i nuovi prodotti connessi devono nascere con i dati accessibili, ma il tuo diritto a chiederli vale già da un anno anche sull'auto che hai in garage. La cosa più utile che ci puoi fare è portarli al meccanico che scegli tu.
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