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L'AI ora deve dirti che è AI (ma non sempre lo fa)

Dal 2 agosto una legge europea obbliga chatbot e video finti a dichiararsi. Sul telefono però l'etichetta quasi non si vede: ecco perché, e cosa puoi fare intanto.

26 agosto 2026 4 minuti di lettura

Scorri Facebook e trovi il video di un politico che dice una cosa enorme. Sembra vero. La voce è la sua, il viso è il suo. Nei commenti metà delle persone ci crede.

Dal 2 agosto c'è una legge europea che dovrebbe aiutarti a capire se quel video è finto. Si chiama AI Act, e da quella data la parte sulla trasparenza è diventata obbligatoria in tutta l'Unione Europea. Sono passate tre settimane. Sul tuo telefono, quasi niente è cambiato. Vale la pena capire perché.

Cosa dice la regola

L'articolo 50 del Regolamento europeo 2024/1689 si applica dal 2 agosto 2026. In pratica impone quattro cose.

  • Un chatbot deve dirti che è un chatbot. Se scrivi all'assistenza di un negozio online e dall'altra parte c'è una macchina, devono avvisarti al primo contatto, non nascondere la cosa nelle condizioni del servizio. L'eccezione è quando è già evidente dal contesto.
  • Un deepfake — un'immagine, un audio o un video che riproduce una persona reale e sembra autentico — deve essere dichiarato come artificiale, con un'indicazione che si vede o si sente senza strumenti tecnici.
  • Un testo generato dall'AI e pubblicato per informare il pubblico su temi di interesse generale deve dirlo. Salvo che ci sia stata una revisione umana, con qualcuno che se ne assume la responsabilità editoriale.
  • Un sistema che analizza le tue emozioni o ti classifica in base a caratteristiche biometriche deve avvisarti.
  • Chi non rispetta questi obblighi rischia sanzioni fino a 15 milioni di euro o il 3% del fatturato mondiale annuo. In Italia i controlli spettano all'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.

    Perché sul telefono non vedi niente

    Tre motivi, tutti concreti.

    Il primo: la marcatura invisibile è slittata. L'idea era che ogni contenuto prodotto dall'AI si portasse dentro un marchio leggibile dai computer, una specie di firma nascosta nel file. Quella parte è stata rinviata al 2 dicembre 2026 dal pacchetto di semplificazione approvato dal Parlamento europeo il 16 giugno e dal Consiglio il 29 giugno (il cosiddetto Digital Omnibus). Qui le fonti non concordano: alcune leggono il rinvio come generale, altre come limitato ai sistemi già sul mercato prima di agosto. Per te il risultato non cambia — oggi quella firma automatica in gran parte non c'è.

    Il secondo: non è retroattiva. Tutto ciò che è stato pubblicato prima del 2 agosto 2026 non va etichettato. E internet è pieno di roba pubblicata prima del 2 agosto 2026.

    Il terzo, il più scomodo: la regola parla a chi le regole le rispetta. Un'azienda che usa l'AI per girare uno spot metterà l'etichetta, perché rischia una multa vera. Chi costruisce un video falso per fregarti non la metterà mai, perché sta già commettendo un reato molto più grave.

    Allora non serve a niente?

    Serve, ma non a quello che speri.

    Serve a distinguere il contenuto pubblicitario o divulgativo fatto con l'AI da quello girato con una telecamera. Serve a non farti parlare venti minuti con una macchina credendo sia una persona. Serve a dare alle autorità uno strumento per colpire chi diffonde falsi in modo sistematico.

    Non serve a proteggerti da una truffa. Per quella l'unica difesa resta la tua.

    Dal 2 dicembre 2026 arriva anche un pezzo che conta parecchio: diventano vietati i sistemi che "spogliano" le persone nelle foto senza il loro consenso.

    Cosa fare da domani mattina

  • Tratta i video che girano sui social come tratti le foto ritoccate: verosimili, non veri. Se un contenuto ti fa arrabbiare o ti spaventa molto, è il momento di controllare, non di condividere.
  • Cerca la stessa notizia su una fonte che ha un nome e un indirizzo. Se un video "esplosivo" esiste solo su TikTok, di solito un motivo c'è.
  • Guarda se compare l'etichetta. Su Facebook e Instagram si chiama "Info AI", su TikTok il contenuto risulta segnalato come generato dall'intelligenza artificiale. Quando c'è, è un'informazione utile. Quando non c'è, non è una garanzia di niente.
  • Se sei tu a pubblicare qualcosa fatto con l'AI che sembra reale, l'obbligo di dichiararlo riguarda anche te, non solo le grandi aziende. Su TikTok e Instagram si fa con un interruttore nelle impostazioni del post, prima di pubblicare. Costa due secondi.
  • Per le opere dichiaratamente artistiche o satiriche l'indicazione va data lo stesso, ma in una forma che non rovini la fruizione: una nota, un titolo di coda.
  • In una riga

    Da agosto chi usa l'AI deve dichiararlo, ma la firma automatica arriva a dicembre e chi ti vuole truffare non la userà comunque. L'etichetta, quando c'è, aiuta: la sua assenza non prova nulla.

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